Biografia, foto e... altro!

 

 

 

Bentornata Marietta!!

 

 

CRONACA DI UN FELICE RECUPERO CULTURALE - (1996-2008)

 

" Cesena ha più dolci ricordi:

in lei è cresciuta, è stata allevata Marietta Alboni

è là  che essa apprese le prime nozioni di un arte

della quale doveva essere una delle glorie "

(Camille Saint-Saens)

 

Nell' anno 1836 un nobile cesenate, il conte Giovanni Roverella, scrisse in una  lettera di rallegrarsi  per la  bella canzone cantata dalla Marietta.

Non sono  in grado di affermare che la Marietta in questione fosse colei che sarebbe  poi divenuta la celebre artista di canto, però fu  la lettura di questo scritto ad incuriosirmi ed a  farmi iniziare una ricerca sul contralto Marietta Alboni ( 1826-1894) .

Nel 1836 la nostra Marietta Alboni, figlia di Eustachio Alboni (1780-1843)) e di Geltrude Mazzetti (1795-1853), aveva 10 anni e cantava già da tempo nelle case dei nobili della città  sempre meravigliando per la sua voce.

Il conte Roverella era di certo un estimatore di questa voce e da  vari documenti conservati  nell' Archivio di Stato  di Cesena  sappiamo che  era uno dei responsabili delle attività  teatrali  della nostra città .

Sarà  anzi il Roverella  a dare il consenso   affinchè Marietta potesse  utilizzare il vecchio Teatro Spada per dare un concerto (21/11/1841) il cui ricavato andasse a di Lei  beneficio.

Questo mio interesse iniziò  nella primavera del 1996 , esattamente 150 anni dopo l’ inaugurazione del nostro Teatro Comunale  e dal debutto della Alboni in questo luogo ( 1846).

Fu quindi una felice coincidenza  poter legare il nome della nostra cantante a questo anniversario.

Parlai con il compianto Professor Michele Massarelli  di questa Marietta che man mano andavo scoprendo e fu soprattutto merito della sua sensibilità  se il recupero iniziò  nel migliore dei modi.

Venne coinvolta L’ “Associazione Amici della Musica " nella persona di Giorgio Foschi e si decise di fare, cosa mai fatta prima, un concerto in memoria di Marietta Alboni.

Il 15 agosto del 1996 il Corriere di Romagna nella edizione di Cesena pubblicò  un  articolo sul 150° imo anniversario  del nostro teatro, articolo che così iniziava "Oggi il Teatro Bonci compie 150 anni. Infatti è stato inaugurato il 15 agosto 1846. All' impianto comunale hanno legato il proprio nome molti artisti.

Ma fra tutti spicca Marietta Alboni......"

Il recupero ebbe così ufficialmente inizio.

Scarse erano le notizie sulla cantante nella nostra città , serviva quindi  fare una ricerca d' archivio cercando quei documenti mai considerati prima d'allora.

Così scoprii, tra l' altro, che una fotografia che mostrava un bell' angolo del nostro centro storico raffigurava la casa abitata dalla famiglia Alboni ;

é questa una immagine molto conosciuta tra i locali cultori di memorie patrie ma il tempo trascorso aveva cancellato questo nesso con la cantante.

Pur conservando nella nostra Cesena qualche documentazione sulla presenza della famiglia Alboni , la ricerca andava fatta anche in altri luoghi.

Città  di Castello, dove la Alboni era nata , Bologna dove Marietta studiò , ma soprattutto all' estero, e non solo in Francia, ma ovunque, dove tenne concerti o giunse notizia della sua arte.

A Città  di Castello c'era  una “Corale lirica Marietta Alboni” a ricordare l' artista lì nata. Presi contatto con il Maestro del Coro  Marcello Marini a cui parlai di questa ricerca iniziata , ebbi per un attimo la sensazione quasi d' aver scippato la loro Marietta, ma sbagliavo.

Anche gli amici tifernati capivano che l’ Alboni era nata lì casualmente ma che le sue radici erano romagnole come la di Lei famiglia.

La sera del  20 dicembre 1997  si tenne nel Teatro Bonci il Concerto in memoria della nostra cantante.

Ero presente tra il pubblico con Michele Massarelli .

Ricordo l' emozione di entrambi  quando la presentatrice annunciò  che il coro lirico che partecipava all ' evento si sarebbe chiamato da quel momento "Coro lirico Marietta Alboni - Città  di Cesena".

Questa scelta fu voluta dall' allora Presidente del Coro, Signor Bettino Campidelli.

Ma anche da parte della "Associazione Amici della Musica " e da altri soggetti sensibilizzati da Michele Massarelli era stata avanzata questa richiesta.

A Bologna nel locale Liceo Musicale sono custoditi i registri che riportano i dati della allieva  Marietta, ma come detto il grosso della ricerca andava fatto all' estero.

Sono scarni di notizie le pubblicazioni italiane dei primi decenni del 900, però   sufficienti a farci capire che  Marietta Alboni  era stata relegata a figura secondaria  o addirittura era stata dimenticata nel proprio Paese.

Probabilmente l' essere divenuta cittadina francese anche per matrimonio e l' avvento del fascismo nel nostro Paese contribuirono a farla dimenticare in Italia.

Solo la globalizzazione poteva e potrà  contribuire ad un grandioso recupero della sua figura, ma un altro grosso contributo arrivò  con la traduzione dal francese della biografia " Marietta Alboni " del Pougin, traduzione fatta da Michele Massarelli e con note del sottoscritto.

Tramite internet era stato possibile ricostruire  parte di ciò  che era sconosciuto da noi in Italia.

Scoprire che quando Marietta andò  in tournee in America venne varato un clipper in suo onore, il " Clipper Alboni ",

scoprire che l' ammirazione  che il grande poeta americano Walt Whitman aveva per la Alboni fu determinante a creare il Whitman poeta e celebre autore di " Foglie d' erba",

scoprire che la Alboni era indicata come la prima interprete della canzone " La paloma " di De Iradier.

Il tutto rendeva veramente grande la nostra artista.

Avevo preso contatto, in cerca di notizie con vari studiosi o centri di documentazione all’estero.

Trovai di solito molta disponibilità  , anche nel farmi correggere le informazioni errate  che loro avevano, da Crescentino (Al) paese natale di Luigi Arditi , che accompagnò  la Alboni nella tournee americana, a Cuba, alla Spagna agli Stati Uniti e così via.

Mi limito nel menzionare, la Signora Sigrid Faltin, regista tedesca del film documentario " La paloma"  che racconta la storia di questa canzone ed lo spagnolo  Alvaro Fernandez Rodas che ha contribuito a ricostruire la tournee americana della Alboni e mi ha dato più informazioni sul "La paloma".

Tra il Coro Alboni di Cesena e quello Tifernate abbiamo avuto due incontri, con uno scambio reciproco di visite.

É stato importante quello del 9 ottobre 1999 nella Cattedrale di Cesena, un felice gemellaggio musicale tra Cesena e Città  di Castello nel nome della nostra grande artista.

Felice anche la coincidenza della data, era infatti  il 9 ottobre del 1847 quando debuttò  all' Opéra di Parigi: come Lei disse, “….uno dei momenti più belli della vita.”

Proseguendo in questo recupero presi contatto con il Professor Piero Mioli noto musicologo.

Il Professor Mioli è anche docente in quel Liceo Musicale di Bologna dove studiò  la Alboni ed è uno studioso di Rossini.

Chi meglio di lui poteva dare maggior lustro al nostro contralto ?

Mioli ha raccontato esaurientemente la artista in varie occasioni e contribuirà  a farla conoscere anche in futuro.

É importante anche ricordare i lavori dei professori Romano Pieri e  Luigi Riceputi, il primo per il quotidiano " Il Resto del Carlino e per la "Società  di Studi Romagnoli ", il secondo.

Meritorio è stato anche il contributo dei due cori Alboni a creare interesse per la cantante. L' attività  del cesenate Coro Alboni ha fatto conoscere la cantante ai romagnoli con ciò  favorendo quell' opera di recupero che s' andava da noi facendo.

Ad esempio durante la presidenza  del Coro da parte di Bruno Benvenuti è stata inaugurata  la  piazzetta Marietta Alboni nella area antistante al luogo dove la Alboni abitò, e ciò si aggiungeva alla via Alboni a Città  di Castello e ad una via ed a uno square a Parigi; ma recentemente anche il paese di Bagnacavallo (Ra), patria della famiglia Alboni, ha intitolato una via al celebre contralto.

Proseguendo in questo recupero era importantissimo che nel nostro Teatro fosse un 'opera che la ricordasse. Determinante il contributo del Coro Alboni a mantenere vivo l' interesse per questo recupero nel sensibilizzare un artista locale, lo scultore Domenico Neri.

L' 11 ottobre 2008 nel foyer del Teatro A. Bonci è stato inaugurato un busto bronzeo  raffigurante Marietta Alboni ed è stata scoperta una lapide a ricordo del suo debutto in questo Teatro.

L' opera  è stata interamente donata  dallo scultore, che si è detto meravigliato dalla grandiosità del personaggio .

Era presente alla inaugurazione anche il Sindaco di Cesena ed il Professor Mioli che ha celebrato degnamente l' evento.

La cerimonia  è stata resa maggiormente suggestiva dall'ascolto della canzone "La paloma" nel momento dello scoprimento del busto e della lapide commemorativa.

Non mi è possibile ricordare gli innumerevoli cesenati che hanno contribuito a questo recupero, anche con entusiasmo, quasi dovessero  soddisfare un desiderio inconscio.

Ed ora, al fine di onorare ulteriormente il grande contralto,  perché non istituire a Cesena un "Concorso lirico internazionale  Marietta Alboni", un podio di voci da tutto il mondo in memoria della Alboni '' ?

Si suggellerebbe così quel legame che c'era  tra la giovane Marietta e la sua città.

 

(Lelio Burgini)

 

 

 Il momento dell'inaugurazione col Sindaco Giordano Conti e lo scultore Domenico Neri

 

 

Cesena, 5 ottobre 2009

 

 


                                     

 

Prof. Piero Mioli

 

      UNA PICCOLA MARIA

     PER UN GRANDE CONTRALTO

 

 La vita, la carriera e l’arte di Marietta Alboni (1826-1894)

   La rosa Alboni, il sigaro Alboni, la mantiglia Alboni, il clipper Alboni,(Vedi a fondo pagina nel capitolo "Cimeli) e forse altro ancora: è vero che il mondo della musica e del canto è sempre stato molto amico della mitologia, che forse solo il cinema del ‘900 ha contato dive e divini come il teatro d’opera del ‘700-800, ma che nel corso della sua carriera di contralto la semplice, tranquilla, non bella né affascinante Marietta Alboni abbia meritato tanto da veder assegnato il suo nome a fiori, oggetti e simili (a proposito, il clipper è un “veliero veloce”) è segno di un valore artistico veramente straordinario. Nata a Città di Castello (Perugia) il 6 marzo del 1826, Maria Anna Marzia, figlia del tenente Eustacchio Alboni (1780-1843), originario di Bagnacavallo, e della signora Geltrude Mazzetti (1795-1853), con la famiglia si trasferì presto a Cesena, dove ebbe modo di manifestare e coltivare l’evidente propensione alla musica e l’eccellente natura vocale con il maestro Antonio Bagioli (il quale, vale la pena di riferirlo, si era formato alla superiore scuola bolognese di Padre Mattei erede di Padre Martini). Nel 1839, non senza difficoltà d’ordine economico e, come dire? geografico, si iscrisse al Liceo Filarmonico di Bologna, dove il grande Gioachino Rossini, non più operista militante ma fresco e provvido “consulente” dell’istituto pubblico, la prese a benvolere e soprattutto tenne a perfezionarla nel canto, formandola e preparandola completamente nella tecnica del belcanto di cui era stato l’ultimo alfiere autentico e riconosciuto. Né si limitò a questo, Rossini, ché quando, tre anni dopo, dovette far eseguire il suo Stabat Mater (dopo una prima francese e altre festeggiatissime esecuzioni straniere), nell’amata Bologna, precisamente in quello spazio dell’Archiginnasio che doveva poi sempre chiamarsi “sala dello Stabat Mater”, scelse proprio lei per la parte femminile grave; e subito dopo la segnalò all’impresario del Teatro Comunale che il 3 ottobre dello stesso 1842 la fece esordire nella Saffo di Pacini nella parte della dolce Climene e nella Lucrezia Borgia di Donizetti in quella del gagliardo Maffio Orsini.

   Dal Comunale alla Scala il passo fu breve, e altrettanto breve fu quello per Vienna e per S. Pietroburgo, città sensibilissime alla musica italiana che la ascoltarono in opere di Rossini, Donizetti, Bellini, Pacini, in opere poi dimenticate come la Ildegonda di Marco Aurelio Marliani e la Lara di Matteo Salvi. Durante il lungo e lento ritorno, ecco parecchi concerti in Polonia, in Germania, in Boemia, in Ungheria, e qualche opera intera come il rossiniano Tancredi a Berlino e a Praga la Consuelo di Luigi Gordigiani. Nel 1846 la ventenne Alboni era a Roma, nel ’47 passò da Venezia a Londra e da Parigi a Vienna, nel ’48 cantò a Londra, Bruxelles e Liegi, e così via, nei percorsi di una carriera ormai sensazionale e accanto a colleghi celeberrimi. Nel 1850 cantò ancora a Parigi, ma finalmente all’Opéra e in scena (prima in concerto o al Théâtre Italien), mietendo successi con le Prophète di Meyerbeer e la Favorite di Donizetti. Seguirono fitte scritture a Madrid, a Torino, ancora nelle amatissime Parigi e Londra, quindi in America (a New York nella stagione 1852-53) e sulla via del ritorno a Lisbona. Dal 1854 le notizie sulla carriera cominciano a diminuire: il fatto è che nel ’53, in quella Parigi dove aveva la residenza fin dal ‘47, la Alboni aveva sposato il conte bolognese Carlo Pepoli (omonimo e parente del librettista dei Puritani di Bellini) e che di fronte alla cattiva salute di un marito affetto da megalomania e manie suicide abbastanza presto, purtroppo, caduto nella follia (poi deceduto nel ’67) aveva diradato gli impegni, per ritirarsi ufficialmente nel ’63. Cantò ancora occasionalmente al funerale di Rossini, alla prima postuma della versione strumentata della Petite messe solennelle dell’adorato maestro, in qualche concerto di beneficenza, in qualche bella serata conviviale e amicale. Nel ’77, superata la cinquantina e abbandonato definitivamente il canto militante, si sposò con Charles Denis Ziéger e con lui visse tranquillamente dividendosi fra l’appartamento del corso della Regina (acquistato nel ’47) e la casa suburbana di Ville d’Avray (acquistata nel ’79). Nel 1890 fece testamento, nominandone esecutore il marito (“capitano anziano dell’armata francese e cavaliere della Legion d’onore”) e lasciando quasi tutto il suo patrimonio, ammontante a un milione e mezzo di franchi, alla città di Parigi a lei così cara; e rendite alle due sorelle e al fratello, gioielli e altro alle nipoti, donativi ai pronipoti, alla cameriera, a giovani studenti, a poveri e così via. Nel 1892 cantò un’ultima volta, a casa sua per festeggiare le nozze d’oro col canto (appunto a cinquant’anni dall’esordio bolognese), e alla tragica morte del Romeo di Vaccai fece seguire la buffa arietta di Berta del Barbiere di Siviglia (lei già grande Rosina). Morì serenamente nella villa detta della “Cenerentola”, vicino a Parigi, il 22 o 23 giugno del 1894 e fu sepolta senza alcuna pubblicità (come da testamento) nel cimitero del Père Lachaise. Cinque anni dopo il Museo Carnevalet di Parigi aprì una “Sala Alboni” che ospitava e metteva in mostra i ricordi e le reliquie materiali della vita artistica della titolare.

   Effettivamente la Cenerentola di Rossini si meritava il nome della villa della Alboni, ché era stata uno dei suoi cavalli di battaglia. Altre personaggi, altre opere, altri autori da lei cantati in aggiunta a quelli citati erano il Pierotto della Linda di Chamounix e il Gondì della Maria di Rohan di Donizetti, le protagoniste della Norma e della Sonnambula di Bellini, le protagoniste della Fille du régiment e della Anna Bolena di Donizetti, il Cherubino della Nozze di Figaro e la Zerlina del Don Giovanni di Mozart, la Fidalma del Matrimonio segreto di Cimarosa e il Paggio Urbain degli Huguenots di Meyerbeer, la Maddalena del Rigoletto e la Ulrica del Ballo in maschera di Verdi, e del prediletto Rossini la Isabella dell’Italiana in Algeri, la Rosina del Barbiere di Siviglia, l’Arsace della Semiramide, il Neocle dell’Assedio di Corinto, il Malcolm e la Elena della Donna del lago, il Pippo e la Ninetta della Gazza ladra (quindi altre parti e lavori di Mozart, Vaccai, Coppola, Halévy, Auber, Balfe, Weber, Flotow). Personaggi femminili ma anche maschili, come si vede, e come si sa scritture spesso contraltili ma talvolta sopranili (per tacere della curiosità onde al Covent Garden la Alboni ventiduenne cantò la parte baritonale di Carlo V nell’Ernani di Verdi) in opere di genere serio, semiserio e comico. La voce di Marietta Alboni, infatti, godeva di un’amplissima estensione che, compresa fra il Sol grave e il Do acuto, visto lo spessore del registro grave la poneva spontaneamente nei ranghi del contralto ma grazie all’ultima nota posseduta le permetteva anche di alzarsi comodamente al registro di soprano (anche se la chiusa cadenzante di ogni aria volgeva al basso). E siccome una lettera dell’interessata risalente al 1892 riferisce che in vocalizzo la voce poteva scendere al Fa e salire addirittura al Mi bem., ecco che il tipico repertorio del contralto belcantista e la possibilità di affrontarvi note acute o improvvisarvi puntature acute dovevano veramente essere il terreno ideale per la sua voce “straordinariamente estesa, eguale, pura, larga e possente nell’adagio, leggera e brillante nell’allegro” (come scrisse il “Cittadino” di Cesena alla notizia della morte). “Con l’espressione d’un clarino”, aveva detto Prosper Mérimée (l’inventore di un personaggio poi eternato nella mediosopranile Carmen di Bizet), e cioè di una tromba acuta (altra cosa il clarino piccolo o clarinetto); e con tutta la tecnica, la cura della fonazione, l’agilità, la perizia dell’ornamentazione, la cantabilità e la scioltezza del suono apprese alla scuola di Rossini direttamente e non di meno cantando le opere del maestro più efficienti di ogni trattato di canto.

   Qualche critica riferiva di alcuni suoni del registro centrale di per sé piuttosto deboli e a rischio di intonazione, anche se ben recuperati e propriamente “ricoperti” dalla giusta emissione, ma nessuna critica osò mai mettere in dubbio la qualità, la bellezza, la timbratura della voce della Alboni, vero e grande contralto all’occorrenza capace di atteggiarsi a soprano e come tale di trionfare nei panni di personaggi regolamentari come Arsace, Isabella, Cenerentola e Orsini, di affrontare la contraltile Rosina senza -notoriamente- cambiare una nota, di permettere a Meyerbeer di arricchire gli Ugonotti con lo speciale rondò “Nobles seigneurs, salut!” (contraltile e sopranile insieme), di conquistare la romantica e sublime Norma di Bellini (parte drammatica dall’acuto perfettamente sopranile) e addirittura la buffa Norina di Don Pasquale (parte schiettissimamente sopranile), di lambire la drammaturgia verdiana con un contralto come la Maddalena di Rigoletto e un mezzosoprano come la Azucena del Trovatore. È vero che nel primo ‘800 usava spaziare fra i repertori e i registri, che certe grandi primedonne (Colbran, Pasta, Malibran) alternavano il grave Tancredi di Rossini a soprani diversi (le tre citate alla Desdemona dell’Otello di Rossini, la prima a Semiramide e le seconde a Norma), che la Pisaroni aveva cominciato come soprano e si era trasformata in contralto, che la prassi della variazione e in particolare della “puntatura” aiutava ad alzare o abbassare, insomma a caratterizzare una parte secondo la bisogna: è verissimo, ma intanto la Alboni si trovò a operare nel pieno e non nel primo ‘800, e poi è indubbio che la sua non fosse una voce mista (nemmeno del tipo intermedio detto di Falcon) bensì una voce talmente dotata dalla natura e talmente perfezionata dalla tecnica da permettersi licenze, lussi e soddisfazioni sopranili senza per questo confondere la sua natura mirabilmente contraltile. Che fra l’altro, come si sa e s’è spesso ripetuto anche a sproposito, congiurava con un fisico, un volto, un aspetto notoriamente così poco gentile e aggraziato da invogliare l’interessata a calzare spesso abiti maschili, di paggi come Cherubino, Gondì e Urbano ma anche di giovanotti come Maffio Orsini; e a proposito della sua creatura certo più tenera e forse più amata ha fatto dire che “questa robusta Cenerentola avrebbe schiacciato, se l’avesse voluto, le sue magre e spregevoli sorelle” (Pougin).

   La voce di contralto era stata fondamentale nella storia del melodramma del ‘600-700, in versione sia maschile (leggi di castrato, dal Senesino al Farinelli) che femminile. Fra le donne, dopo la fiorentina Vittoria Tesi (1700-1775) dalle fortune ancora barocche, nel primo ‘800 erano emerse la fiorentina Marietta Marcolini (operante proprio a cavallo fra i due secoli), la veronese Adelaide Malanotte (1785-1832) e specialmente la piacentina Benedetta Rosmunda Pisaroni (vissuta fra il 1792 e il 1872, estesa dal Fa al Do); verso la metà dell’800 s’erano imposte la lombarda Marietta Brambilla (1807-1875), la francese d’origine spagnola Pauline García Viardot (1821-1910) e la torinese Carlotta Marchisio (1833-1919); nella seconda metà dell’800, infine, sarebbe apparsa la viennese Maria Waldmann (1844-1920). Ma la Waldmann, acclamata interprete di Verdi e per esempio dell’Amneris di Aida, era già un perfetto mezzosoprano, la Marchisio era un eccellente contralto di caratura belcantistica indifferente al soprano (e non solo perché cantava spesso assieme alla sorella Carlotta, soprano), la Viardot cantò magnificamente da contralto e da soprano (anche la Sonnambula di Bellini) ritirandosi presto dalla scene e preferendo il canto da camera e l’insegnamento, la Pisaroni non tardò a fermare la sua voce nel registro di contralto: onde è chiaro che la Alboni fu l’ultimo grande contralto di assoluta temperie belcantistica (dicasi pur rossiniana), una delle ultime voci femminili capaci del doppio registro, una delle poche cantanti di contralto interessate anche al nuovo canto mediosopranile (il primo in ordine cronologico, quello della Azucena del Trovatore), in tutto ciò confrontabile solo, e in parte, con la Viardot. Una voce di oro e velluto (Pougin), robusta come il metallo, morbida come la stoffa, preziosa come entrambi, capace di raccogliere “nella stessa gola Giulietta e Romeo, una capinera e una colomba sullo stesso ramo” (Gautier).

   In America, dove guadagnò qualcosa come 20.000 dollari, cantò anche la Paloma di Sebastián de Yradier, una canzone poi destinata a enorme popolarità, e forse la cantò per prima accompagnata dall’autore stesso (del resto cantò anche Eine Feste Burg di Martin Lutero). E ancora in America fu sentita da Walt Whitman, giornalista che esaltò la “liquida pienezza di quella voce di contralto” e fra le “rare briciole di ore felici” della sua vita non esitò a comprendere lo spettacolo delle cascate del Niagara ma anche “l’Alboni nella scena dei figli nella Norma”. Poeta, grande e anzi massimo poeta statunitense, Whitman dedicò alla Marietta anche una breve lirica, appunto A una cantante, alla quale dava un dono poetico già indifferentemente pensato per “qualche eroe, oratore o generale”; e nella lunga poesia Della bufera musica superba elencava decine e decine di occasioni musicali, si riferiva o alludeva a parecchi personaggi (Norma che stringe il pugnale, Lucia che impazzisce, Amina che si sveglia dal sonnambulismo) ed esclamava così: “L’ubertosa signora ecco arriva, / orbe lucente, Venere contralto, fiorente madre, / sorella agli dèi superi, la voce dell’Alboni ora ascolto”. La Alboni interprete anche dell’acutissima Lucia di Lammermoor di Donizetti? forse sì. Interprete anche della mediosopranile Venus del Tannhäuser di Wagner? Forse no, ma paragonare “un elefante che ha ingoiato un usignolo” (frase detta da madame Emilia de Girardin e attribuita anche a papà Rossini) a Venere era una felice espressione poetica che non poteva non rappresentare la felicissima realtà di quel canto indimenticabile.   A ricordare il quale, però, alla lunga non potevano essere in molti, se non per altro perché nessuna forma d’arte è effimera come quella dell’interpretazione della musica: negli Émaux et cammées (Smalti e cammei) del 1852 Théophile Gautier inserì una poesia dedicata alla Alboni, “Vedi nell’antico museo”; “per festeggiare il sessantesimo anniversario di madame Alboni” Monsieur Jacques Normand aveva scritto una poesia, capoverso (tradotto) “Una voce penetrante e leggera, e così dolce”; nel 1912 Arthur Pougin pubblicò il volume Marietta Alboni (edito in Italia dal Ponte Vecchio di Cesena nel 2001, versione di Michele Massarelli); nel 1943 Giuseppe Adami diede alle stampe Tre romanzi dell’Ottocento uno dei quali era La cantante (Marietta Alboni); da alcuni anni, infine, opera a Cesena (esibendosi anche altrove) un coro che si è voluto intitolare a una “Marietta Alboni” sinceramente sentita come grande concittadina da ricordare e coltivare contro gli attacchi del tempo.

Foto della conferenza

 p.g.c. del Prof. Piero Mioli


 

 

 "Una piccola Maria per un grande contralto "

 

Marietta Alboni ritratta da un pittore dell'epoca

 

A partire dal primo immediato dopoguerra un ingiusto quanto inspiegabile silenzio è caduto sul nome di Marietta Alboni, uno dei più grandi contralti di tutti i tempi, un nome che ha onorato e dà lustro tuttora alla Romagna e a Cesena.

Era nata nel 1826 a Città di Castello (PG), che la ricorda con una corale a lei intitolata, da genitori romagnoli là trasferitisi, ma nei primi anni 30 ritornati nella terra di origine e sistemati definitivamente a Cesena. La numerosa famiglia abitava nella prima casa di via Porta Cervese, in angolo con le Mura di Ponente.

Sono quelli gli anni determinanti per la formazione di Marietta Cantante e lei ne parlerà con piacere e nostalgia nella sua biografia in lingua francese. Dolci ricordi! Quando era apprendista sarta così scriveva: "Alla fine della giornata noi prendevamo il volo come un gruppo di perniciotti. Le mie piccole compagne, animate dal piacere dei miei successi, imparavano i cori dei miei assoli e, dopo cena, andavamo sulle mura con i nostri genitori e cantavamo con gioia a cuore aperto." E poi ancora decenne: "Mi ricordo che in un Natale siamo state inviate una mia amica ed io a cantare nel Santuario della Madonna del Monte. Dopo la cerimonia un monaco venne a parlare con noi per sapere chi avesse cantato nella parte di contralto. Restò sbalordito quando mi presentarono a lui ed emozionato per il timbro della mia voce e mi disse: - Piccola mia, Dio ha voluto dotarvi in maniera straordinaria e può darsi che sarete chiamata ad un alto destino. Non assumete né vanità né orgoglio per ciò che Dio vi ha dato." 

Marietta Alboni

Aiutata in modo determinante dai suoi concittadini, proseguirà gli studi musicali a Bologna con Gioacchino Rossini, del quale sarà l'allieva prediletta e, a soli 16 anni, il 3 ottobre del 1842, cantò per la prima volta in teatro, al Comunale di Bologna, nei panni di Climene nella Saffo di Giovanni Pacini Debuttò alla Scala nella stagione 1842-43 con "Assedio di Corinto" di G. Rossini. Poi i trionfi a Parigi, in tutta Europa e nel mondo, gloria e ricchezze...ma non assunse mai né vanità né orgoglio per ciò che Dio le aveva dato.

Dal 1847 si stabilì definitivamente a Parigi dove cesserà di vivere nel 1894. Il grande musicista Camillo di Saint-Saëns ebbe a dire di lei nel 1911:  " - Cesena ha più dolci ricordi: in lei è cresciuta, è stata allevata Marietta Alboni, è là che essa prese le prime nozioni di un'arte della quale doveva essere una delle glorie."

L'Alboni va considerata come una delle maggiori cantanti della storia, e, con Rosmunda Benedetta Pisaroni, come il maggior contralto rossiniano del secolo scorso. Voce straordinaria per timbro, sonorità ed estensione, vantò una tecnica di fonazione altrettanto eccezionale. Rossini, secondo quanto ella stessa ebbe ad affermare, le ispirò fin dall'inizio l'amore per il canto esente da ogni forzatura e angolosità. Come i vari recensori rilevarono, cantava con la stessa facilità e disinvoltura con cui si parla, sia che spiegasse la voce nel fraseggio largo e vibrante, sia che affrontasse lo stile di agilità. La purezza del timbro invogliò i critici del tempo a descrizioni suggestive. In sostanza l'Alboni fu un raro esempio di voce sonorissima e dolcissima insieme e la sua gamma partiva dal "fa" sotto il rigo per giungere all'acutissimo "do" del soprano.

Il repertorio rossiniano fu quello che la mise maggiormente in luce e in quest'ambito Semiramide (Arsace) e Cenerentola furono le sue opere predilette anche perché, graziosa di viso ma di "taglia forte" ("Un elefante che ha ingoiato un usignolo", la definì una spiritosa signora francese), le mancava, per Rosina e per Isabella  dell'Italiana In Algeri, la figura scenica.

Come donna fu molto stimata: Hector Berlioz  la lodò caldamente per la serietà professionale; Rossini la predilesse, altri misero in rilievo il suo carattere mite, disinteressato e generoso.

Marietta Alboni è ricordata a Parigi da circa un secolo con una piazza ed una strada di un quartiere borghese ed agiato e dal dicembre 1989 Cesena la ricorda dedicandole il suo Coro Lirico e il 23 giugno del 2003, in occasione dell'anniversario della sua morte, le dedica una piazza, Piazzetta Alboni,  in pieno centro, a ridosso della casa dove abitò fanciulla.

 

 Cesena - La casa di Marietta Alboni all'inizio del secolo scorso       

Marietta Alboni è considerata una delle più celebri cantanti liriche della storia, forse il più grande contralto di tutti i tempi. Voce straordinaria per timbro, sonorità ed estensione, vantò una tecnica di formazione altrettanto eccezionale. La sua voce copriva due ottave dal sol basso al do acuto, ed era definita scherzosamente da Gioachino Rossini: "L' ultimo dei castrati". Anna Maria Marzia Alboni , detta Marietta, nacque il 6 marzo 1826 , da genitori romagnoli, a Città di Castello (PG), dove suo padre , dipendente della Dogana Pontificia, era stato trasferito.A breve la famiglia Alboni rientrò in Romagna stabilendosi definitivamente, forse già dal 1831, a Cesena. E qui Marietta, bambina prodigio, meravigliò con il suo canto i concittadini.

Dopo le prime nozioni musicali apprese da un fratello, studiò con Antonio Bagioli, Maestro di Cappella della Cattedrale di Cesena. Nel 1841, aiutata dalla generosità dei suoi concittadini, frequentò il Liceo Musicale di Bologna diretto dal Maestro Gioacchino Rossini, con cui ella aveva forse già avuto contatti sin dal 1839. Rossini si prodigò personalmente alla sua istruzione e Marietta può ben dirsi l' unica allieva del grande Compositore.

A Bologna, nel marzo 1842, in occasione della prima esecuzione italiana dello Stabat Mater di Rossini, l' Alboni fu una delle componenti il coro, ed a breve, preparata dallo stesso compositore, portò in tournèe lo Stabat Mater. Sempre nel 1842, terminò gli studi al Liceo Musicale e sostenne gli esami ottenendo il "primo premio di canto". Il 3 ottobre debuttò al Teatro Comunale di Bologna ed il 30 dicembre alla Scala di Milano. Allieva prodigio, della quale Rossini scrisse in una lettera indirizzata a Gaetano Donizetti nel 1843, "la natura ha dotato questa ragazza di molti mezzi".

Quindi l' Alboni si fece conoscere in vari Paesi europei, ovunque acclamata. Nel 1846 con il ricavato di una piccola tournee a Praga comprò tra l' altro un palazzo di 29 camere a Cesena; tale era già all' inizio della carriera l' entità dei suoi compensi.

Nel 1846 si esibì anche in città italiane, tra cui Cesena dove tenne un concerto benefico nel nuovo Teatro Comunale.

Dal 1847 Marietta Alboni si trasferì a Parigi, ed il 9 ottobre debuttò al Teatro dell' Opera con enorme successo. L' ultima presenza dell' Artista in un teatro italiano fu al Carignano di Torino nel 1851, dove diede un concerto benefico, (uno dei tanti da lei dati per la causa italiana).

In quel periodo, ebbe contatti con Giuseppe Mazzini a Londra. Infatti, nel corso del decennio degli anni ‘40 l’attività politica mazziniana aveva avuto modo di valersi della musica sotto le più svariate forme di contributo. Risulta fondamentale, per il sostentamento della scuola fondata a favore dei piccoli italiani, l’apporto dei concerti di beneficenza. Uno dei sistemi favoriti era quello di invitare i celebri cantanti italiani residenti a Londra ad esibirsi in una serata di beneficenza, di solito organizzata a primavera inoltrata:  il soprano Giulia Grisi, Antonio Tamburini, Luigi Lablache, e più tardi anche la giovane Marietta Alboni offrirono a più riprese la propria ugola per raccogliere fondi.

In quegli anni la sua fu una presenza costante nei grandi teatri europei , ma nel 1852-1853 fece una tournée nelle Americhe. Debuttò il 23 giugno 1852 a New York ed il giornale N.Y. Herald scrisse: "mai vi fu un concerto più riuscito". La tournée americana durò circa 12 mesi, per l' Alboni fu un trionfo e guadagnò circa 20.000 dollari.

Nell' ottobre 1852, negli Stati Uniti , venne varato un veliero battezzato in suo onore "Clipper Alboni" e sempre nel 1852 in Francia battezzarono "Madame Alboni" un ibrido di rosa. Walt Whitman, poeta e scrittore dell' ottocento americano, la cita più volte nei suoi lavori. Ebbe a dire di lei tra l' altro: " forse suoni più dolci mai uscirono da labbra umane" e nella raccolta di poesie " Foglie d' erba" la chiama " Orbe lucente, Venere contralto".

Scritti di poeti e romanzieri americani dell' 800, ci ricordano la fama della cantante italiana e si aggiungono a quelli di autori europei.

Attualmente varie fonti indicano nell' Alboni la mirabile interprete della canzone "La Paloma". Questo motivo, composto dal musicista spagnolo Sebastian Yradier, pare sia stato reso celebre dalla Alboni all’ Avana nell' isola di Cuba. "La Paloma" è ritenuta una delle canzoni popolari più belle e famose che mai siano state scritte.

L' eccezionale estensione della voce consentì a Marietta Alboni di affrontare un vastissimo repertorio: Mozart, Bellini, Donizetti, Meyerbeer Verdi, ma soprattutto ella fu una grande interprete rossiniana. L' opera che amò maggiormente fu "La Cenerentola " di Rossini.
Marietta ebbe la stima e l' amicizia di Rossini e per il Maestro nutrì sempre riconoscenza. Vivendo entrambi a Parigi, l' Alboni partecipò spesso ai "Samedis Musicaux" e cantò più volte accompagnata dal Maestro.

Alla morte di Rossini nel 1868, alla cerimonia religiosa alla Trinitè di Parigi straripante di folla e di celebrità canore, Marietta Alboni volle cantare assieme ad Adelina Patti un "Dies Irae" adattato sulla musica del "Quis est homo" dello Stabat Mater. Quelle due voci si alternavano generando stupore e commozione ma… "on n’a pas applaudi". Nel1887 ella desiderava poterlo fare anche in Santa Croce a Firenze nel giorno in cui le ceneri del Compositore vi fossero collocate ma motivi di ordine burocratico lo impedirono. Allora scrisse, "reclamo l' onore come italiana e come scolara dell' Immortale Maestro", ma ciò non fu possibile, "a causa di bizzarri intrighi" in seno al comitato organizzativo. Comunque ella fu presente nel Cimitero di Pére Lachaise a Parigi il 30 aprile 1887 alla esumazione del Maestro. Forse questo fatto contribuì a raffreddare i rapporti tra una donna che, pur trovandosi da 40 anni in Francia, continuava ad amare il suo Paese, e la patria di adozione.

Nel 1863 abbandonò le scene per accudire il marito malato, conte Carlo Pepoli (1824-1867). Nel 1869 portò in tournée la "Petite Messe Solennelle" che Rossini affermava aver composto espressamente pensando a lei quale esecutrice. Nel 1877 si risposò con Carlo Ziégler capitano della Guardia Repubblicana. Questi, nel 1910, fornì ad Arthur Pougin documenti e notizie orali per la biografia "Marietta Alboni" che fu edita in Francia nel 1912.

Il testo, tradotto dal  compianto Prof. Michele Massarelli, è ora disponibile anche in lingua italiana.

È importante anche esaltare, come scrisse Pougin, "le qualità morali della donna, la sua generosità e il suo animo liberale nei confronti di tutte le sventure"
Marietta Alboni morì il 23 giugno 1894 nella sua villa "La Cenerentola", ed è sepolta nel Cimitero di
Pére Lachaise a Parigi.

Il testamento olografo del 28 aprile 1890 Marietta lo terminava con questo toccante pensiero:


È cantando
praticando questa arte suprema
e consolatrice fra tutte
che ho acquistato tutta la fortuna
che possiedo, e che lascerò
la vita, con questo dolce
pensiero di averne disposto
per incoraggiare e per consolare.


L'Alboni di cui anche in vita era nota la generosità , non solo per parenti ed amici, ha lasciato in particolare una enorme fortuna ai bisognosi di Parigi. La Città la ricordò subito intitolandole una strada vicino alla Tour Eiffel.


Antonio Bagioli, primo maestro di Marietta Alboni

 


 

 


           I passi qui presentati sono tratti dal 2° volume "Monumenti Cesenati" scritto tra il 1884 e il 1893 dal cesenate Don Francesco Zarletti (1824-1904). Il manoscritto del volume, conservato nella  Biblioteca Piancastelli di Forlì, è stato parzialmente pubblicato a cura di Andrea Michele Pistocchi, in "Le vite dei cesenati" vol. V - Cesena 2011.

 

************

Curiosità

La Tomba della Famiglia Sabbatani, dove sono tumulati i coniugi Federico Sabbatani (1852-1933) e Maria Venier (1852-1925), è nel piccolo cimitero di Borgo Tossignano.

Nella stessa Cappella di Famiglia sono tumulati i resti della sorella di Marietta Alboni, Candida, maritata Venier (1816 - 1895) e di due loro fratelli , Orlando (1815 -1887) e Belisario (1823 - 1897).

Sono invece nel Cimitero Monumentale di Rimini i resti della loro sorella Teresa (1818-1897) e precisamente nella Cappella della Famiglia Turchi della quale sposò un componente.

Nel   Cimitero  di  Cesena   sono   invece  sepolti   il fratello  Pietro   (?  -  1868)   ed i  genitori dei fratelli Alboni.

I resti dei coniugi Alboni Eustachio ( ? - 1843) e Mazzetti Geltrude (  ? -1853) riposano invece nella Tomba della Famiglia di Gaspare Finali.

Manca da questo elenco Leopoldo il fratello maggiore, fu lui ad insegnare a Marietta le prime nozioni musicali ed a seguirla , assieme alla sorella Teresa , nelle prime tournee.


 

 

 

Complete Encyclopaedia of Music -A- Alboni, Marietta

 

Alboni, Marietta, the great contralto, was born at Citta' di Castello , in 1826, of very honorable parents, and received an excellent education. At the age of eleven she took lessons in music of the celebrated Maestro Antonio Bagioli at Cesena. Eight years after she entered the Lyceum of Bologna, when Rossini was its director. Her first debut was at Milan, in the great theatre of La Scala, where she continued to sing during four seasons. She then sang three engagements at Vienna, and made her mark, like all the first class Italian artists, in St. Petersburg. She left that city in 1845 for Germany, after which time she made no engagements with managers, but sang, as her mood prompted, in the principal cities, sharing in London the triumphs of Grisi, Mario, and Tamburini, until she went to Paris, where the rapture of her admirers had no precedent, both at the Italian and Grand Opera Houses.

A year ago she was exciting great enthusiasm to Belgium. And her last public appearance was in Paris, on the 13th of May, 1852, at a grand solemnity in the theatre of the Palace of Versailles, at which Louis Napoleon assist( d. She was the great star of the occasion, and astonished and de-lighted every body by her singing. The director of the Grand Opera made propositions, to her to sing in Halevy's new opera, "Le Juif Errant," and offered to produce expressly for her a piece of Balfe's : "Manon l'Escaut," the "Metal de bataille," as it has been called, of Malibran. But she had concluded all the preliminary arrangements for a trip to America.

Here she arrived in June, 1852, and her brilliant career in New York, Philadelphia, Boston, Cuba , Mexico, &c., both in concerts and in opera, is too well known to need especial notice. A Parisian critic describes Alboni's voice as "a veritable contralto, of the most sweet and most sonorous. It goes down to F in the bass clef and up to the C in alt of the soprano ; that is to say, it traverses a compass of two octaves and a half. The first register commences with the F in the bass, and reaches to the same note in the medium ; here lies the real body of Alboni's voice, and the admirable timbre of this register colors and characterizes all the rest. The second register extends from the G of the medium to the F above ; and the remaining compass of a fourth above that, forming the third portion, is but an elegant sumptuosity of nature. One must hear, to conceive with what incredible skill the artist uses this magnificent instrument ! It is the pearly, light, and fluid vocalization of Persiani, joined to the brilliancy and pomp of style of Pisaroni. Nothing can give an idea of this voice always united, always equal, which vibrates without effort, and of which each note opens like a rosebud. No cry, no pretended dramatic contortion, to bruise and wound your tympanum under the pretext of moving you to tears ! No doubt the admirable voice of Alboni is not without some imperfections ; it counts several notes that are feeble and slightly dull, as sol, la, si, do, notes which serve as the transition between the chest voice, of an unparalleled beauty, and the register of sounds formed above the larynx, commonly called the head tones. When the singer is not careful, this little heath enlarges, and these notes appear a little stifled. It is quite evident that the virtuosa glides over this little bridge of sighs with all sorts of precautions, and that she evinces a satisfaction when she arrives at a real tone of her contralto voice, which she snakes leap out and vibrate with so much the more sonorousness. Frequently she contrasts these two registers with an exquisite taste, balancing herself lightly on the mixed note before bounding upon the terra firma of her cheat voice, which she governs with a supreme authority. We have heard her make a gamut from the C in alt down to F in the bass ; this gamut flew before the ear with the rapidity of lightning, without your losing a single note, and all this was done with an unconcern entirely hopeless for mediocrity."

Of her personal appearance, her favorite r?les, &c., at the time of her arrival in America, a writer in the Tribune thus speaks : "Marietta Alboni is about twenty-six years of age, -has great embonpoint, - used to keep her hair clipped short and hanging in her neck, when we heard her two or three years since in Europe-has remarkable self-possession and almost indifference of manner pon the stage, of which Steffanone constantly reminded us, and achieves her glowing triumphs more by the splendor of her voice, and her exquisite management of it, than by any dramatic genius, in which she is deficient. Her voice is the purest, richest, fullest, and sweetest contralto. The limited repertoire fin: such a voice has induced Alboni, who is singularly restless, with all her languor of temperament, to undertake many parts not strictly within her range ; but so remarkable is her voice, so delicious to hear under any circumstances, that we believe she has achieved a success in every part she has undertaken. In Rossini's music, in his brilliant finales and scenas, like the Non più mesta, Alboni is wonderful. Her voice pours out of her mouth without the slightest effort, and with irresistible effect, and gushes through the glittering fioriture of that style with a sparkling facility which is most fascinating. The Brindisi, from ' Lucrezia Borgia,' known as the drinking song, is another of her exquisite bits of vocalization. She used often to sing it between the acts at the Italian Opera in Paris, and it always excited unmingled enthusiasm."

From Wikisource 

Complete Encyclopaedia of Music by John Weeks Moore - Alboni, Marietta

 

 

 

 

 


 


 Galleria di ritratti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

            

 

             

            

 

 

 

      

 

      

Il busto dell'Alboni nel Teatro Bonci di Cesena

(Opera in bronzo di Domenico Neri)

 

 

 

Ritratto di Maria Anna Marzia Alboni

dipinto,
olio su tela

- legno intagliato - legno dorato
altezza: 54 cm larghezza: 45 cm
sec. XIX sec. XIX (1840/1860) 

Fonte: Catalogo beni culturali – Faenza (Emilia Romagna)

Porzione di tela ovale entro cornice in legno intagliato e dorato con cimasa a giorno. La pellicola pittorica è segnata da piccole crettature ad andamento reticolare. Su fondo dai toni bruni rischiarati al centro, campeggia una figura di giovane donna a mezzo busto, frontale. I capelli castani le incorniciano il viso e l'abito da sera, scollato, le evidenzia le spalle nude. Un pizzo bianco sottilissimo emerge dallo scollo e sul davanti l'abito è impreziosito da una spilla gioiello in oro giallo.

Il dipinto raffigura Maria Anna Marzia Alboni detta Marietta, celebre contralto nata a Città di Castello nel 1826. Dopo aver studiato prima a Cesena, dove viveva, poi a Bologna con Domenico Mombelli e Giacomo Rossini (consulente nel 1839 del Liceo musicale di Bologna) che le impartì lezioni per tre anni, l'Alboni debuttò nel 1842 al Teatro Comunale di Bologna interpretando la parte di Climene nella Saffo di Pacini; cantò poi a Vienna, Pietroburgo, Praga, Berlino, Amburgo, Londra, Parigi, Madrid, riportando ovunque grandi successi. Nel 1853 fu scritturata per una tournèe in America. Sposata al conte Carlo Pepoli, per accudirlo nella grave malattia mentale, rinunciò alla musica fino a riprendere nel 1868, cantando in occasione dei funerali di Rossini. Sposata in seconde nozze con il capitano francese Zièger, morì a Parigi nel 1894 (A. Bonaccorsi, in Dizionario Biografico degli Italiani, 1960, vol. 2, p. 42). Il ritratto la raffigura ancora giovane, ma l'abbigliamento elegante e ricercato, invita a pensare che sia stato dipinto nel momento di già decretato successo della cantante, intorno cioè alla metà degli anni '50, allorquando Marietta era poco più che trentenne. L'inserzione dell'immagine entro un ovato, potrebbe indicare la destinazione privata del dipinto. L'assenza di sfondo, ridotto ad uno schermo neutro, concentra l'attenzione sulla luminosa figura, resa con un sapiente tratto disegnativo e un uso consapevole del colore, negli accurati lineamenti del viso e nel roseo colore di incarnato. La pennellata sicura, è fluida e compatta. L'opera, di elevato valore pittorico, si presenta complessivamente in buono stato di conservazione. Per la cornice, si veda la scheda relativa con numero di inventario 015.

 

 

Tomba di Marietta Alboni - Cimitero Monumentale Pére Lachaise - Paris

 

 

Cesena - Piazzetta M. Alboni, adiacente alla casa dove abitò da ragazzina.
(Foto di B. Benvenuti)

 

Parigi - Rue de l'Alboni

Parigi - Place du Commerce. La sede del Conservatorio di Musica dedicato al grande contralto

 

 

Rue de L'Alboni in un raro dipinto del 1897

 

CIMELI

 

Questo manoscritto dell'Alboni è datato 1881, 13 anni dopo la scomparsa

del grande compositore Gioacchino Rossini.

 

 

                                                                                               

                                                                                         "L'arte del canto non c'è più

                                                                                                    e non ritornerà

                                                                                    che con la sola autentica musica:

                                                                                                   quella di Rossini

                                                                                             Parigi 8 febbraio 1881

                                                                                  (M.Z. Alboni)

 

Il Clipper ALBONI varato negli USA nel 1852

 

La Mantilla disegnata e confezionata per l'Alboni

 

La rosa "Madame Alboni

Fu creata nel 1850 dal botanico Francese Philippe-Victor Verdier (1803-1878)

Colore: rosa chiaro

Forma: Calice  (da 17 a 25 petali)

Adatta per siepi e roseti in pieno sole.

 


La scatola del sigaro Avana dedicato all'Alboni

 

Libretto della Cenerentola di Rossini (una delle opere preferite da Marietta Alboni)

autografato da Arnaldo Alboni nel giugno del 1933

 

Ceramica celebrativa

(Laboratorio Ceramico "Via Sacchi" - Cesena)

 


 

 

 

IRADIER Sebastián n.1806 en Lanciego (Àlava) / m.1865 en Vitoria.Notable compositor de la canción y de la música de salon en España del siglo XIX.
A la edad de 16 años, ya era organista de la parroquia de San Miguel Arcángel en la ciudad de Vitoria. En 1839 ejercía el puesto de profesor de solfeo en el Real Conservatorio de Música de Madrid, cargo que ocupó hasta 1850. En los círculos aristocráticos madrileños se dedicaba a dar lecciones de canto; allí conoció a personas ilustres como la condesa María Manuela de Montijo, Espronceda, Prosper Mérimée, Saldoni, Soriano Fuertes y otros. Publicó gran número de canciones según la época. El año 1850 se marcha a París relacionándose con Rossini, Paulina García (hija del célebre tenor Manuel García), Luis Viardot, María Taglioni, Lola Montes etc., Su vida en la capital francesa le llevó a transformar su apellido en Yradier. En 1857 emprende un viaje a Estados Unidos, México y Cuba; durante esta gira, al parecer, acompañaba al piano y, en ciertas ocasiones tocaba la guitarra. Su famosa Habanera "La Paloma" fue estrenada en la Habana por la célebre cantatriz italiana Marietta Alboni (1826-1894). La popular Habanera de la ópera CARMEN, no es de Bizet; el verdadero autor es Sebastián Iradier, quien bajo el título "El Arreglito" compuso esta Habanera durante su estancia en Cuba."El Arreglito" fue publicado en París junto con otras piezas de Iradier, e integrada en una colección de 25 canciones y arreglos del mismo compositor. Las ediciones parisinas Heugel, publicaron (ca. 1863) este ramillete de Aires con el título "Fleurs d'Espagne".El guitarrista y compositor José Ferrer (1835-1916), efectuó una adaptación con acompañamiento de guitarra, de las siguientes canciones de Iradier: "La calejera", "El jaque" y "La Colasa". También el guitarrista Antonio García (finales del siglo XIX), realizó un arreglo para canto y guitarra de "La Negrita" de Iradier; esta pieza fue utilizada por Edouard Lalo en el tercer movimiento de su "Sinfonía española" para violín y orquesta de 1873.La conocida Habanera "La Paloma", fue transcrita a la guitarra por Francisco Tárrega, Regino Sainz de la Maza, Luis Maravilla y otros guitarristas. 

(F. Herrera)

Bibliografía: Celsa Alonso "Diccionario de la Música Hispanoamericana" / SGAE 1999, Madrid.
Javier Suárez-Pajares "La canción con acompañamiento de guitarra" / SGAE 1978, Madrid.

ENCICLOPEDIA DE LA GUITARRA. Todos derechos reservados - All rights reserved


 

In considerazione della sua notevole mole, e forse per le assidue frequentazioni gastronomiche in casa Rossini,

altro amante della buona cucina,   il nome dell'Alboni venne affiancato a questa salsa originale francese:

Pour la venaison:

Vin blanc, échalote, paprika, fumet de gibier, glasse, geniévre, thym, laurier, grosseille pignon.

 

 Il New York Times e Marietta Alboni

 

 

 


 

Ci sono molte testimonianze della tounèe dell’Alboni negli Stati Uniti e in Sud America, il che fa presumere che quando andò a Cuba abbia cantato per la prima volta il celebre brano di Sebastiàn de Yradier, La Paloma, che a tutt’oggi è considerata la canzone più ascoltata in assoluto.

Queste testimonianze sono raccolte nel link: Marietta Alboni in America